Silenzio colpevole

31 Ottobre 2019

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Da Rassegna di Arianna del 29-10-2019 (N.d.d.)

 

Il senatore Alberto Bagnai ha organizzato a Montesilvano un convegno euro critico (“Euro, mercati, democrazia“)  che ha  avuto notevole successo: due giorni con più di 700 partecipanti, 16 relatori, 9 sessioni, molto seguito anche sul web. Speciale successo ha riscosso l’intervento del professor Carlo Galli, filosofo ed economista, docente di DOTTRINE POLITICHE all’università di Bologna (Dipartimento di Storia, Culture, Civiltà dell’Università di Bologna). Uomo della cultura di sinistra (è stato nel PD, anche parlamentare, poi in LEU), situato nei piani alti di quella cultura (Il Mulino, Fondazione Gramsci, edizioni Laterza) ha espresso idee come queste – che raccolgo dai commenti degli ascoltatori. Frasi da scolpire nel marmo.

 

 “Descrivere il mondo globalizzato come un mondo privo di centri di potere sovrano è mentire” […]  “Senza la sovranità si è ampiamente esposti alla guerra. ”Il liberismo negli anni 90 era tutto un “segui il tuo sogno“. Dopo il 2008 ha preso un’altra piega, è diventato un “come ti sei permesso di fare dei debiti”.  “Parlare di #sovranità vuol dire parlare di democrazia, cioè essere signori del proprio destino. Che non vuol dire vivere in una bolla, senza vedere che cos’è il mondo e come funziona. Ma non introiettare l’idea che tutto è già stato deciso” “Sposando l’euro sposi il concetto che i salari devono essere bassi. Ti sei chiuso dentro e hai buttato via la chiave” “Noi non abbiamo mai avuto nella nostra storia un vincolo così cogente come l’euro. Mai” “chi parla di Europa ti vuole dominare” “Si esiste politicamente solo per far tornare i conti, i conti pubblici, ed incrementare a dismisura gli introiti privati ​​di pochi che ci stanno guadagnando”. […] “Il neoliberismo è un’ideologia che nega di esserlo […].

 

 Il titolo della conferenza del professor Galli è stato “Perché non possiamo non dirci sovranisti”.  Galli è l’autore di un saggio, pubblicato dal Mulino, che ha titolo: Sovranità.  Ecco il risvolto: Sovranità: disprezzarla, o deriderla: è l’imperativo politicamente corretto delle élite intellettuali mainstream. Chi evoca quel concetto che sta al cuore della dottrina dello Stato, del diritto pubblico, della Costituzione e della Carta dell’Onu, è ormai considerato un maleducato, un troglodita: compatito e schernito come chi cercasse di telefonare in cabine a gettoni, quando non demonizzato come fascista. Sovranità è passatismo o tribalismo, nostalgia o razzismo, goffaggine o crimine. E sovranismo è sinonimo di cattiveria. Queste pagine autorevoli ci mostrano che le cose non stanno così, che per orientarsi si deve uscire dai luoghi comuni e dalle invettive moralistiche. E che il ritorno della sovranità è il segno dell’esigenza di una nuova politica.

 

Questo organizzato da Bagnai è esattamente il tipo di convegni che dovrebbero essere organizzati continuamente, per alzare il livello politico-culturale della istanza popolare e sovranista, e non abbandonarla agli insulti della sinistra che l’accusa di tribalismo o crimine.  Quando la Lega di Salvini era al governo, avrebbe dovuto organizzare un convegno simile, in veste ufficiale, a cui avrebbe dovuto invitare la dozzina e di grandi economisti stranieri di indiscusso prestigio che hanno scritto libri e articoli a dimostrare che l’euro è un disastro anti-umano: da Ashoka Mody a Paul Krugman a Paul de Grauwe ad Adam Tooze.  Questo avrebbe costretto i media a registrare che la critica all’euro non viene dalle pance dei bruti salviniani, non è un rigurgito di tribalismi, ma ha una dignità culturale e un fondamento nel diritto (anzi “é” il fondamenbto del diritto) e solida giustificazione anche sul piano economico-scientifico.

 

Ora, Salvini né la Lega, al governo, hanno fatto nulla di simile.  Anzi di più: mi sembra di capire che questo convegno, che il senatore Bagnai ha fatto dietro casa sua, l’ha fatto a sua cura e a spese sue e dei suoi estimatori, con i fondi raccolti dalla sua associazione A/simmetrie, a cui si invita a versare il 5 per mille. Ovvio che del convegno di Montesilvano i media abbiano potuto tacere, come di un fatterello locale: con 700 partecipanti.  Gli stessi giornalisti che si accalcano uggiolando alla Leopolda, quando chiama Renzi. La cosa non mi stupisce più di tanto, anche se non cesso di scandalizzarmi, da vecchio giornalista: nella mia generazione “bucare” una simile notizia sarebbe stata comunque una cosa di cui vergognarsi, e di cui si sarebbe stati derisi dai colleghi. Ma questo non è il peggio. Non solo non mi pare di aver visto la Lega aderire a questa iniziativa –  il cui decisivo valore politico  dovrebbe saltare all’ occhio    ma  mi pare  che nessun leghista ne  abbia  nemmeno preso atto, dalle  potenti  regioni  che governano.  In fondo, forse, è meglio così, per il buon nome dell’iniziativa, anche se   i leghisti dirigenti, e specie il gruppo chiamato “La Bestia” da cui Salvini si fa dettare le strategie – avrebbero imparato molti argomenti e idee ad ascoltare.   Voglio dire soprattutto se, prossimamente, una Lega con il 38 % dei voti potrà andare davvero al governo: con quale preparazione? Con quali idee? Con quali progetti? Dai facebook di Salvini non ne risulta mai una. Bravissimo a fare le campagne elettorali (ho appreso che in Umbria ha fatto 56 comizi!)  titillando “la pancia del paese”, se va al governo, lui e la Lega devono rendersi conto della responsabilità che si assumono, e della forza dei nemici che hanno – e di cui hanno già clamorosamente sottovalutato forza, astuzia, potere in tutti gli apparati pubblici e mediatici, in Europa come in Italia. Devono imparare, per situarsi al disopra delle pance. Altrimenti, la prossima “vittoria” sarà un’altra occasione clamorosamente persa.

 

Maurizio Blondet

 

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